Perchè Babbo on Line
Per entrare al meglio in relazione con la nostra creatura: comunicare, verbalmente o mentalmente, fin dai primi momenti della sua esistenza, fin dalle prime settimane di formazione, anche quando ancora al buio, nel pancione, e quando ancora non ci siamo guardati! Ricercare l’empatia, la sintonia per far sentire loro di essere presenti, saper formulare un dialogo corretto di parole in una relazione collaborativa che dia ai nostri bambini un senso di sicurezza che li aiuterà anche nei momenti in cui saremo fisicamente assenti, quindi farli sentire sentiti!
Da quando comincerete a dialogare fate attenzione a parlare bene, a dire la verità.
Non dire mai «sei stupido» o «cattivo» o «bugiardo» o ancora peggio. Dite invece: «in questo momento ti stai comportando come un bambino stupido» o «stai dicendo cose non esatte»: capisce che c’è un comportamento e che lui non è lo stupido.
Inoltre, anche se non sempre, invece di dire «se non fai questo ti punisco» o umiliandolo «ti metto in castigo» o, incoerentemente, «non ti faccio vedere la TV per una settimana» dite invece «se fai questo ti premio!» In tutti i modi la cosa ancora più importante è il profondo ascolto, come ascolto attivo.
Da San Francisco le ultime affermazioni di Alison Gopnick ed altri dicono di non sottovalutare i bambini e che il cervello dei piccolissimi funziona già come quello degli scienziati.
Non è facile essere sicuri di saperli educare.
Educare dura per tutta la vita, nelle varie fasi.
Se consideriamo la traduzione dal latino, potremmo applicarla almeno nei primi dieci anni: educere o ex ducere=tirare fuori, infatti, personalmente insisterei, quanto più possibile, più sull’apprendimento dedotto che su quello indotto.
Educare significa anche dare, offrire possibilità formative: giochi particolari, libri, per esempio, per una lettura verticale, o ginnastica casalinga (=quando ne ha voglia) per una precoce cognizione spaziale che potrebbe, addirittura, anticipare psicologicamente una sicurezza di movimento, di equilibrio, per una buona strutturazione del sé che, fra l’altro, oggi, è stato riconosciuto nel feto.
Educare significa anche addestramento, anzi si inizia con l’addestramento, in tutti i campi: per esempio, l’educazione alimentare inizia, con l’addestramento, dal primo giorno di vita, non mancando mai di tener presente il diritto del bambino al rispetto, all’ascolto, e cercando di collaborare al meglio per imparare a riconoscere i suoi messaggi.
La prevenzione primaria: nell’educazione sanitaria, nell’educazione, nella prevenzione antidroga… non si attua certo parlando di droghe o di medicine!!